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Samurai e Mazinga a Ca’ dei Carraresi L’ Oriente si fa spazio a Treviso

di Alice Danesin

 

Tra il fiume Cagnan e via Palestro sorge uno dei palazzi medievali più caratteristici della città di Treviso, Ca’ dei Carraresi. Oggi sede di importanti mostre ed eventi, un tempo era noto come Osteria della Croce. L’ edificio, prima di proprietà veneziana poi della nobile famiglia padovana Da Carrara, era stato adibito a sede di funzionari e soldati della Famiglia; da qui il nome di Ca’ dei Carraresi (desumibile anche dalla presenza del loro stemma sulla facciata dell’ edificio).
Grazie ad un importante opera di restauro, nel 1987 la Fondazione Cassamarca, adibì la Casa ad ospitare convegni, mostre ed esposizioni.
All’ esterno, maestosa costruzione romanica con mattoni a vista, bifore, trifore e archi a tutto sesto; all’ interno suggestivi affreschi medievali si possono ancora ammirare.

Il ciclo delle grandi mostre è iniziato nel 2000 con il tema dell’ Impressionismo; sono seguite poi mostre dedicate all’ Oriente con la Cina, la magica India fino al Giappone nel 2014.

L’ intervista ad Helena Durante, laureanda a Ca’ Foscari in Lingue Orientali e tirocinante all’ attuale mostra sul Giappone- Dai Samurai a Mazinga .

1. Prima con la Cina, ora col Giappone, l’ Oriente è arrivato a Treviso: significa che la nostra cittadina si sta internazionalizzando sempre più?
Indubbiamente sì. Una mostra del genere, ha attirato un pubblico di livello internazionale e di tutte le età. Poi, dipende sicuramente dal tipo di visitatore: chi sceglie di lasciarsi coinvolgere a 360° e chi invece decide di essere semplicemente spettatore. In ogni caso, tutti ne sono rimasti affascinati. Questa è l’ ultima mostra del ciclo sull’ Oriente di Adriano Madaro, curatore ufficiale. Sicuramente avrebbe meritato una maggior promozione.
2. Dai Samurai a Mazinga. Qual’ è stata l’ ispirazione della mostra?
L’ ispirazione è data sicuramente dalla nostra visione del Giappone come capitale del manga, del fumetto, dell’ anime presentata su un piano storico-artistico in contrapposizione a quello che realmente il Giappone è.
3. Cosa ne pensi dell’ organizzazione?
Lo spazio è stato sapientemente organizzato tra le varie stanze, le quali hanno un proprio tema in armonia le une con le altre. A livello tecnico invece, le didascalie sono risultate essere non ben visibili; a discapito delle persone di una certa età; e solamente in italiano, a discapito degli stranieri.
4. Che cosa è stato apprezzato di più?
La presenza dei robot sopra ogni cosa. Senza dubbio, il mega Mazinga all’ entrata ha saputo attirare bambini e ragazzi ma anche adulti ed anziani. Io, da orientalista, credo che la mostra dovrebbe esser stata più incentrata sulla storia del periodo Edo (1600-1800) del Giappone, ma la maggior parte dei visitatori viene alla mostra aspettandosi i robot, non le opere d’ arte, i paraventi, le opere di scrittura Zen.
5. C’è un filo conduttore tra le varie stanze?
Sì, è il Samurai. Si parte dalla classe samuraica alle arti dell’ Asia orientale, come il teatro No, la cerimonia del Tè, la calligrafia, fino alle Ukiyo-e, le stampe giapponesi.
6. Che cosa scatta tra il ricordo del cartone d’ infanzia e l’ emozione di averlo proprio davanti?
La mia infanzia, negli anni ’90 erano Creamy e Sailor Moon, ed è stato emozionante trovarsele di fronte come action figures. I bambini abbracciano i robot, i nostri genitori di fronte all’ Uomo Tigre e Mazinga esplodevano di felicità iniziando a cantare le sigle dei loro cartoni animati preferiti.
7. La mostra in tre parole.
Stimolante, comprensibile, vivace.
8. Qual’ è l’ opera che ti fermeresti ad ammirare per più di qualche minuto?
Le Ukiyo-e, le stampe giapponesi. Ahimè, io amo la tradizione. Sono meravigliose. Sono felice di come sono riuscita a farle apprezzare a molti dei gruppi a cui ho fatto da guida.
9. Perchè un turista dovrebbe venire a vederla?
La mostra è alla portata di tutti, i contenuti rientrano nel nostro universo culturale, ne abbiamo sentito parlare da libri e da film. Ci si stupisce nel momento in cui ci si ritrova davanti all’ armatura di un Samurai, si sorride quando l’ armatura è affiancata da Doraemon. La contrapposizione tra storicità e contemporaneità hanno dato alla mostra una nota di freschezza che l’ hanno resa decisamente avvincente per tutti.

Casa dei Carraresi

Casa dei Carraresi

 

Casa dei Carraresi

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